Gli attori del welfare: ridefinizione di ruoli e funzioni

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Un importante filone di riforme, avviato a partire dagli anni Novanta, ha riguardato lo sviluppo di un’economia mista dei servizi volta a favorire nuove unità di offerta, diverse da quelle tradizionali di Stato e famiglia. Nel settore della protezione sociale diventa importante coinvolgere l’iniziativa privata, sia non profit che for profit che “non sostituisce o elimina l’intervento pubblico, ma lo affianca” . Tale nuova configurazione valorizza i nessi tra i diversi attori sociali: il ruolo dello Stato, ad esempio, da fornitore delle prestazioni, diviene progressivamente quello di regolatore e di facilitatore dell’azione di altri soggetti, senza intaccare le sue principali responsabilità nei confronti delle funzioni di programmazione e controllo, di fondamentale importanza per i cittadini. Si avvia dunque, una fase di affermazione del carattere plurimo del welfare, con lo sviluppo e l’introduzione di un sistema misto di offerta pubblico-privato. Da questo momento in poi, concetti come pluralismo, privatizzazione, decentralizzazione, e welfare mix tendono ad essere utilizzati con sempre maggiore frequenza all’interno dei dibattiti sulla riforma dei servizi sociali, soprattutto dopo l’entrata in vigore della Legge Quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali n. 328 del 20009 che sancisce la piena legittimazione normativa dell’economia mista di offerta di servizi socio assistenziali assegnando un ruolo molto ampio al terzo settore. La legge prevede, infatti, non solo che il terzo settore partecipi “alla gestione ed all’offerta dei servizi in qualità di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi” (art.1, 5° comma), ma che gli Enti locali, le Regioni e lo Stato sono tenuti a promuovere “azioni per il sostegno e la qualificazione dei soggetto operanti nel terzo settore” (art.5, 1° comma). Secondo Vincenzo Tondi della Mura, ai fini della costruzione di un sistema di protezione attivo, la legge 328/2000 dovrebbe “consentire una più ampia partecipazione alle scelte da parte dei cittadini e delle loro organizzazioni” . Tale affermazione rimanda alla necessità di istituzionalizzare un nuovo sistema di politica sociale, dove i diversi attori sono chiamati a svolgere un ruolo attivo nella realizzazione delle politiche sociali.

Famiglia, terzo settore, Stato e mercato sono dunque ricollocati al centro del dibattito sul welfare, e rivalorizzati allo scopo di rifondare su basi diverse una solidarietà di cittadinanza cioè una solidarietà intesa come sinergia che coordini le forze esistenti nella società e nel sistema pubblico

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