“villa cassiopea”casa di riposo per anziani francavilla al mare :SERVIZI E PRESTAZIONI

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Tutte le prestazioni assistenziali, infermieristiche, sanitarie e di socializzazione svolte all’interno del contesto comunitario di villa cassiopea sono volte a mantenere le capacità residue dell’anziano, a prevenire eventuali rischi e ad alleviare lo stato di dipendenza. Ciascuna sceglie autonomamente la tipologia di prestazioni o servizi che intende erogare e se attivare o meno delle prestazioni extra, non comprese nella retta. Sono prestazioni comuni a tutte le case famiglia che rientrano nelle attività di bassa intensità assistenziale previste per queste strutture:

 prestazioni di tipo domestico:aiuto nell’igiene personale, nella vestizione;

 prestazioni di tipo alberghiero: vitto, alloggio, servizi di biancheria e lavanderia;

 assistenza diurna e notturna;

 assistenza infermieristica professionale: interventi infermieristici tecnici, iniezioni e prelievi, medicazioni e altro;  attività di socializzazione e di stimolazione psicosociale;

 servizio di ristorazione (nel rispetto di eventuali diete personalizzate). A discrezione del gestore possono essere garantiti servizi aggiuntivi di trasporto, di accompagnamento a visite specialistiche, di assistenza psicologica.

casa di riposo “villa cassiopea” francavilla al mare:il personale coinvolto

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All’interno della struttura opera personale professionalmente preparato e formato attraverso esperienze lavorative maturate nel settore dell’assistenza o in possesso di specifiche qualifiche .   Come previsto dall’articolo 5 della DGR 564/2000, in Appendice A/2, p.78. 63 “Come previsto dalle stesse Linee Guida del Comune, tutto il personale ha una lunga esperienza nell’assistenza agli anziani, come badante o altro” afferma un gestore. Solitamente viene impiegato un infermiere libero professionista che assicura una presenza giornaliera nella preparazione e somministrazione della terapia e collabora con il medico curante segnalandogli eventuali variazioni sullo stato di salute di ciascun ospite. L’assistenza infermieristica ed eventuali altre prestazioni fornite dalle diverse figure sanitarie di base (fisioterapista, tecnico della riabilitazione), messe a disposizione dalla struttura sono comprese nella retta mensile. Tutti gli ospiti sono sottoposti a visita specialistica geriatrica all’ingresso e periodicamente, mentre l’assistenza medico generica è data ad ognuno dal proprio medico di base che può partecipare alla stesura del piano assistenziale e all’aggiornamento della cartella socio assistenziale. Per molti gestori questo è un aspetto molto importante “per il bene dell’anziano e in virtù del rapporto di fiducia creato negli anni con il proprio medico”. Ma le figure più a diretto contatto con gli anziani, che si occupano materialmente della soddisfazione delle loro necessità, sono le operatrici assistenziali che assicurano una presenza continuativa nelle 24 ore (organizzata su turni). Esse coordinano le attività e collaborano nella gestione della casa. In molte Case Famiglia si tratta di semplici collaboratrici dal cui curriculum professionale si evince un’esperienza pluriennale (la normativa prevede almeno un anno di esperienza) nell’ambito dell’assistenza a persone anziane autosufficienti e valutate anche in base alla capacità e attitudine a sostenere l’anziano. Sono altrettanto numerose le Case di riposo che si affidano a personale con qualifica di OSS o di Assistente di Base. La loro attività è tesa ad assicurare il soddisfacimento dei bisogni primari di assistenza e di igiene personale, collaborano ad attività finalizzate al mantenimento delle capacità psicofisiche residue, favoriscono l’autonomia del soggetto attraverso l’erogazione dell’aiuto domestico,  la fornitura dei pasti e della biancheria, l’aiuto nella deambulazione e nella somministrazione dei farmaci. Infine, villa cassiopea può avvalersi della disponibilità di volontari occasionali e di una figura qualificata in attività di animazione al fine di favorire la socializzazione e il mantenimento di capacità cognitive e manuali.

case di riposo “comunità alloggio per anziani”caratteristiche dell’ospite

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le case di riposo denominate “comunità alloggio”o”case famiglia”possono ospitare una tipologia di ospite ben precisa,andiamo a vedere quale.

Il livello di autosufficienza degli ospiti, quale condizione fondamentale per accedere in una di queste strutture (riconosciuto dal servizio sanitario), è una delle caratteristiche più attentamente seguite in quanto la tipologia di autosufficienza determina lo sviluppo del lavoro e della proposta dei servizi della struttura che devono essere impostati in funzione delle caratteristiche degli ospiti. I parametri dei servizi  non sono compatibili con la condizione di non autosufficienza perciò, se si dovesse valutare un peggioramento delle condizioni di salute dell’ospite, il gestore è tenuto ad informare i familiari, consigliando di rivolgersi ai Servizi Sociali Territoriali, al fine di procedere con le dimissioni dell’ospite e trovare una soluzione alternativa. Rispetto al tema dell’autosufficienza, molti gestori ritengono che vi sia:”una carenza nelle Linee Guida riguardo alla definizione del concetto di autonomia e autosufficienza”. I rapporti familiari e con il contesto sociale più ampio sono un altro aspetto trattato con i gestori. L’anziano in queste strutture mantiene costanti i rapporti con i propri familiari, che possono andarlo a trovare in ogni momento della giornata (la struttura in alcuni casi suggerisce degli orari in modo da rispettare le esigenze organizzative tipiche di una struttura comunitaria), ma anche con il territorio attraverso uscite o passeggiate nel quartiere in totale autonomia . Rispetto a quest’ultimo punto qualche gestore aggiunge: “la nostra struttura prevede un’autorizzazione da parte dei familiari che si fanno carico di ogni responsabilità nei casi di uscite esterne dell’anziano”.

articolo tratto da tesi di laurea magistrale case famiglia per anziani

casa di riposo pescara/chieti/francavilla al mare/:LA RICHIESTA DEL SERVIZIO E IL SUO UTILIZZO

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La richiesta di accesso in casa di riposo arriva dalle famiglie o dall’anziano in prima persona?

A questa domanda gli intervistati hanno dato una risposta comune: “La decisione di ricorrere ad una casa di riposo è in ogni caso una decisione condivisa con l’anziano, ma la richiesta viene sollecitata il più delle volte dalla famiglia della persona assistita. Raramente è l’anziano a contattare la struttura chiedendo informazioni specifiche sul servizio”. La domanda nasce dalla presenza di un insieme di bisogni sociali e assistenziali a cui le famiglie non ritengono più di essere in grado di rispondere o che non intendono più sostenere. Secondo la percezione di molti gestori, i principali motivi che spingono le famiglia ad utilizzare il loro servizio, sono:

“le famiglie non trovano un supporto nella rete pubblica dei servizi il cui accesso è sempre più selettivo, mancano i posti e le liste di attesa sono troppo lunghe”, “l’anziano ha rifiutato più volte la presenza della badante in casa propria”. “Negli ultimi due anni le famiglie si sono allontanate dall’uso delle badanti che faticavano a gestire e con le quali si hanno spesso esperienze negative, preferendo altre soluzioni”.

In effetti la spesa media mensile sostenuta dalle famiglie che assumono una badante regolarmente è molto elevata. Inoltre, la presenza del riposo giornaliero e settimanale, la concessione di ferie e permessi spingono le famiglie a cercare soluzioni alternative che garantiscano una copertura completa, per tutto l’anno. Per queste ragioni la Casa di riposo si pone come la giusta soluzione intermedia per accogliere anziani che, come emerge da una particolare affermazione: “non possono essere inseriti in struttura, ma non possono nemmeno stare a casa propria a causa del bisogno di assistenza continua”

villa cassiopea :la carta dei servizi della casa di riposo

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Carta Dei Servizi
E’ un documento elaborato nel rispetto della Legge n. 328 del 2000 che,
all’articolo 13 prevede: “ciascun ente erogatore di servizi adotta una Carta dei
Servizi Sociali ed è tenuto a darne adeguata pubblicità agli utenti”.
Essa illustra i servizi offerti all’utenza ispirandosi ai principi di trasparenza,
uguaglianza, imparzialità, continuità, diritto di scelta, partecipazione, efficienza ed
efficacia ed è rivolta a chiunque voglia, a titolo personale, professionale o
istituzionale, conoscere la realtà della Casa Famiglia.
Uno strumento informativo che facilita il controllo della rispondenza dei servizi
effettivamente offerti a quelli promessi58
.
La Carta dei Servizi intende essere il documento in cui vengono descritte e
aggiornate le caratteristiche delle prestazioni erogate e dove vengono esplicitate le
modalità secondo cui si definisce l’impegno di reciprocità nell’assunzione di doveri
precisi tra erogatore del servizio e fruitore.
Attraverso tale strumento il soggetto gestore che eroga il servizio si impegna a
rispettare determinati standard qualitativi e quantitativi delle prestazioni con
l’intento di monitorarne e migliorarne le modalità di fornitura e somministrazione.
Nello specifico, la carta dei servizi contiene:
 la descrizione della struttura;
 le finalità del servizio;
 i criteri e le modalità di accesso al servizio;
 le tipologie di servizi offerti;
 le figure professionali coinvolte;
 i costi.
Essa è redatta tenendo conto dei diritti fondamentali dell’anziano, nonché delle
normative regionali in materia di assistenza, qualità e servizi preposti alla cura ed
assistenza dell’anziano.

decidere di entrare in una residenza per anziani nella provincia di pescara e chieti

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Si possono identificare alcuni più frequenti motivi per i quali le famiglie e/o gli stessi anziani decidono di entrare in una struttura per anziani quali case di riposo,case famiglia,comunità alloggio,residenze per anziani:

 l’anziano, sulla base delle normative vigenti, non risulta essere destinatario di altre tipologie di servizi (casa protetta, RSA), poiché mancano le condizioni e i requisiti richiesti per l’inserimento in struttura, ad esempio per un alto livello di autosufficienza. Tali requisiti e modalità di accesso variano a seconda del comune di residenza;

 manca l’effettivo possesso della residenza anagrafica nei comuni nei quali si è avviata la richiesta di inserimento in struttura, mentre in queste tipologie di strutture  vengono accolti anche anziani che hanno la residenza in altri comuni;

 non esiste una reale incapacità economica da parte dell’anziano e dei parenti obbligati agli alimenti di provvedere agli oneri delle rette (la condizione economica non rientra nei criteri applicativi dell’ISEE);

 rifiuto da parte dell’anziano e/o dei familiari di ricorrere a forme di assistenza privata a pagamento (badanti);

 liste di attesa lunghe per l’inserimento in altre tipologie di strutture che variano a seconda del numero di posti letto disponibili.

legge quadro 328/2000 da sviluppare nella provincia di chieti e pescara

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La Legge Quadro 328/2000  ribadisce questa necessità di creare un sistema integrato di interventi e servizi sociali, che garantisca un aiuto concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà. Il sistema integrato è da intendersi sia come coordinamento degli interventi assistenziali con quelli sanitari, sia come coinvolgimento del pubblico e del privato nella rete dei servizi. La legge ha tra i suoi punti di forza proprio il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati nell’erogazione dei servizi sociali, essa prevede e promuove attività socio-assistenziali da parte di associazioni di cittadini, quali le Onlus, le cooperative sociali, le organizzazioni di volontariato, i quali possono offrire e gestire dei sevizi alternativi a quelli degli enti pubblici e, nel rispetto del principio di sussidiarietà , definisce in maniera chiara obiettivi, ruoli e competenze: viene affidata allo Stato la definizione di principi e obiettivi generali a carattere universale, mentre alle Regioni viene delegato il compito di recepire e tradurre questi principi in norme e criteri selettivi per il territorio di loro competenza attraverso strumenti riconosciuti e condivisi . L’organizzazione dei servizi, all’interno del territorio nazionale, varia da regione a regione mostrando talvolta profonde differenze che si manifestano non solo in termini di scelte politiche adottate, ma anche nelle modalità di erogazioni dei servizi. Talvolta a questo si aggiunge una distribuzione dei servizi a macchia di leopardo, su tutto il territorio nazionale, a fronte della quale ci si domanda se i servizi erogati grazie alle risorse del sistema del welfare istituzionale sono o saranno mai sufficienti a soddisfare l’universo dei bisogni emergenti. Una prima soluzione per le famiglie che hanno difficoltà a sviluppare una relazione di aiuto capace di fare fronte a tutte le difficoltà, è ricorrere alle risorse formali (servizi) del sistema di welfare che, in relazione alle trasformazioni del modello di famiglia, ha sviluppato una fitta (ma disomogenea) rete di servizi residenziali per gli anziani, ma le strutture di ricovero non sempre sono una risposta adeguata perché molte persone rifiutano l’istituzionalizzazione e preferiscono, anche in condizioni di precarietà fisica, continuare a vivere nella propria casa e nel proprio ambiente di vita. Alla luce dei cambiamenti nella struttura delle reti familiari analizzati finora, sono emersi negli ultimi anni alcuni segnali di criticità relativamente alla capacità delle reti familiari di dare risposte all’aumento del lavoro di cura prodotto dal processo di invecchiamento in atto, appare evidente che in molte zone del Paese, ancora oggi, ad un incremento dei bisogni di cura delle persone anziane non ha fatto riscontro un incremento delle risposte della rete pubblica dei servizi di analoga intensità, tantomeno un incremento della disponibilità di cura delle famiglie. Molte famiglie italiane sono state costrette ad auto-organizzarsi per fronteggiare la condizione di bisogni dei propri familiari, supplendo alla carenza di risposte provenienti dal sistema di welfare istituzionale. Un numero sempre crescente di famiglie si organizza come può, ricorrendo ad aiuti extra rete, per lo più remunerati che consentano di ridurre parte del lavoro.a questo punto sorge spontaneo pensare a soluzioni come case di riposo denominate “comunità alloggio per anziani”

Gli attori del welfare: ridefinizione di ruoli e funzioni

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Un importante filone di riforme, avviato a partire dagli anni Novanta, ha riguardato lo sviluppo di un’economia mista dei servizi volta a favorire nuove unità di offerta, diverse da quelle tradizionali di Stato e famiglia. Nel settore della protezione sociale diventa importante coinvolgere l’iniziativa privata, sia non profit che for profit che “non sostituisce o elimina l’intervento pubblico, ma lo affianca” . Tale nuova configurazione valorizza i nessi tra i diversi attori sociali: il ruolo dello Stato, ad esempio, da fornitore delle prestazioni, diviene progressivamente quello di regolatore e di facilitatore dell’azione di altri soggetti, senza intaccare le sue principali responsabilità nei confronti delle funzioni di programmazione e controllo, di fondamentale importanza per i cittadini. Si avvia dunque, una fase di affermazione del carattere plurimo del welfare, con lo sviluppo e l’introduzione di un sistema misto di offerta pubblico-privato. Da questo momento in poi, concetti come pluralismo, privatizzazione, decentralizzazione, e welfare mix tendono ad essere utilizzati con sempre maggiore frequenza all’interno dei dibattiti sulla riforma dei servizi sociali, soprattutto dopo l’entrata in vigore della Legge Quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali n. 328 del 20009 che sancisce la piena legittimazione normativa dell’economia mista di offerta di servizi socio assistenziali assegnando un ruolo molto ampio al terzo settore. La legge prevede, infatti, non solo che il terzo settore partecipi “alla gestione ed all’offerta dei servizi in qualità di soggetti attivi nella progettazione e nella realizzazione concertata degli interventi” (art.1, 5° comma), ma che gli Enti locali, le Regioni e lo Stato sono tenuti a promuovere “azioni per il sostegno e la qualificazione dei soggetto operanti nel terzo settore” (art.5, 1° comma). Secondo Vincenzo Tondi della Mura, ai fini della costruzione di un sistema di protezione attivo, la legge 328/2000 dovrebbe “consentire una più ampia partecipazione alle scelte da parte dei cittadini e delle loro organizzazioni” . Tale affermazione rimanda alla necessità di istituzionalizzare un nuovo sistema di politica sociale, dove i diversi attori sono chiamati a svolgere un ruolo attivo nella realizzazione delle politiche sociali.

Famiglia, terzo settore, Stato e mercato sono dunque ricollocati al centro del dibattito sul welfare, e rivalorizzati allo scopo di rifondare su basi diverse una solidarietà di cittadinanza cioè una solidarietà intesa come sinergia che coordini le forze esistenti nella società e nel sistema pubblico