dimissioni protette dall’ospedale….il contesto italiano

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L’invecchiamento della popolazione registrato negli ultimi decenni rappresenta un fenomeno demografico che interessa l’intera popolazione mondiale ed in particolare i paesi industrializzati. Questo fenomeno risulta particolarmente evidente in Italia, dove nei prossimi quarant’anni la popolazione ultrasessantacinquenne da sola rappresenterà circa un quarto della popolazione residente. L’invecchiamento demografico comporta un aumento significativo del numero di persone affette da patologie croniche come malattie cardiovascolari, demenza, osteoporosi, diabete e bronco pneumopatia cronica ostruttiva (BPCO); queste patologie presentano inevitabilmente un aumento di prevalenza all’aumento dell’età ed incidono fortemente sulle condizioni di disabilità e fragilità dell’anziano. Negli ultimi decenni, nella realtà italiana, si è assistito a tre fondamentali fenomeni che hanno creato una situazione di complessità nell’assistenza alla persona non autosufficiente al momento della dimissione ospedaliera. Il primo di questi fattori riguarda le politiche sanitarie adottate nelle scelte concernenti i tempi di ricovero e le dimissioni: da una politica basata sul lungo ricovero con finanziamento delle prestazioni ospedaliere dal Servizio Sanitario Nazionale sulla base dei giorni di ricovero , si è progressivamente passati ad una politica che riduce in maniera sostanziale i giorni di degenza legati alla cura dell’acuzie della malattia, in una logica di razionalizzazione e contenimento della spesa pubblica. In tale contesto all’atto della dimissione ospedaliera, il paziente si trova in una condizione di piena convalescenza che prevede la somministrazione di cure mediche, assistenziali e riabilitative. Il secondo fattore rappresenta quindi la complessità del soggetto che passata la fase dell’acuzie è in condizione di fragilità. La fragilità rappresenta una condizione di maggior rischio di eventi avversi che sono causa del progressivo manifestarsi di disabilità e non autosufficienza dovuta all’invecchiamento. Concorre altresì, a determinare la condizione di fragilità la mancanza di una rete famigliare e sociale di assistenza. Il terzo fattore è costituito dai mutamenti sociologici della struttura familiare. Il disgregarsi del modello patriarcale, specialmente in Italia, ha portato ad uno scenario con famiglie difficilmente in grado di accogliere e curare una persona anziana, che al rientro al domicilio, necessita di assistenza sociosanitaria e sociale continuativa. In tale contesto, la risposta informale legata alla dimissione ospedaliera di soggetti fragili è stata prevalentemente affidata alla creatività progettuale del nucleo familiare con soluzioni interne di assistenza legate alla scelta di un componente come care giver, alla rotazione di familiari per l’assistenza, al sostegno di un vicino, amico o volontario per assolvere i compiti di cura o, in mancanza di tali condizioni, al ricorso a soluzioni alternative legate alla ricerca di figure professionali quali le assistenti familiari o alla completa delega dell’organizzazione delle funzioni al privato sociale. La problematica della dimissione ospedaliera di pazienti fragili e con bisogni assistenziali complessi che necessitano di continuità delle cure, rappresenta una condizione alla quale il sistema sociosanitario deve provvedere offrendo risposte appropriate; tale condizione è stata inserita come fenomeno da fronteggiare, nel Piano Sanitario Nazionale 2011-2013 (approvato dalla Conferenza Unificata Stato Regioni e ora all’attenzione della Corte dei Conti), dove vengono individuati tra i pazienti che necessitano maggiormente di continuità assistenziale assieme ai pazienti cronici, “i pazienti post-acuti dimessi dall’ospedale che corrono rischi elevati, ove non adeguatamente assistiti, di ritorno improprio all’ospedale; essi necessitano di competenze cliniche e infermieristiche, con l’affidamento ad un case manager, in una struttura dedicata o a domicilio”. La risposta istituzionale a tale situazione di complessità si identifica nell’erogazione alla famiglia, da parte dei servizi territoriali, dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), che rappresenta, come evidenziato dall’Organizzazione Mondale della Sanità, la possibilità di fornire a domicilio del paziente quei servizi e quegli strumenti che contribuiscono al mantenimento del massimo livello ottenibile di benessere e salute. L’ADI può essere infatti definita come l’insieme coordinato di prestazioni di carattere sanitario integrate con interventi di natura socio-assistenziale erogate a domicilio e rivolte a soddisfare le esigenze di anziani, disabili e di pazienti affetti da malattie cronico-degenerative, parzialmente o totalmente non autosufficienti, che necessitano di un’assistenza continuativa nella cura e nella riabilitazione. Il servizio prevede prestazioni erogate in base ad un piano di assistenza individualizzato attraverso la presa in carico multidisciplinare del paziente con il coordinamento del medico di medicina generale, di medici specialisti, di terapisti della riabilitazione, di personale infermieristico, di assistenti domiciliari e di assistenti sociali e sanitari. Il servizio di ADI può essere richiesto dal medico di medicina generale, dal responsabile del reparto ospedaliero in vista delle dimissioni, dall’assistente sociale o dalla famiglia del soggetto. Gli interventi programmati di ADI tuttavia non sono presenti in modo omogeneo in tutto il territorio nazionale e, anche laddove il servizio venga offerto a pieno regime, spesso rischia di perdere efficacia e appropriatezza se non viene basato su una valutazione condivisa (con relativo piano di assistenza) tra il personale del reparto dimissionario e gli operatori del territorio

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assistenza anziani in depressione

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la depressione negli anziani è un problema ormai noto andiamo ad analizzare i motivi della depressione nell’anzianità,

1 cause biologiche 

Il cervello anziano subisce cambiamenti biochimici e strutturali. Per quanto attiene ai fattori biologici la predisposizione genetica sembra assumere nell’anziano un ruolo meno significativo. Fattori di vulnerabilità più importanti sono quelli associati ad aspetti neurochimici specifici del processo dell’invecchiamento, quali una riduzione della disponibilità dei neurotrasmettitori a livello sinaptico (acetilcolina, dopamina, noradrenalina, serotonina), una modificazione della sensibilità recettoriale ed un incremento degli enzimi deputati al metabolismo dei neurotrasmettitori stessi. Anche le modificazioni del Sistema Nervoso Centrale, sia macro che microscopiche, proprie della senescenza e soprattutto la presenza di processi organici degenerativi o di lesioni (es: ictus, Malattia di Parkinson, Demenze) costituiscono un importante fattore di rischio per lo sviluppo di un quadro depressivo

2 cause psicosociali

molto spesso nell’età evoluta si è soggetti particolarmente a delle continue perdite simultanee come la memoria ,l’autonomia fisica,il ruolo sociale e lavorativo,e la stima di se stessi

i fattori che possono indurre ad una depressione sono il sesso femminile,un precedente episodio di depressione e una storia familiare di depressione,il lutto da vedovanza,la solitudine,e le malattie fisiche invalidanti

solitamente negli anziani non si diagnostica la depressione perchè la si confonde  con la vecchiaia e quindi i sintomi vengono confusi con altre patologie o con  l’umore triste

si può guarire dalla depressione con una cura farmaceutica poichè alcuni farmaci ristabiliscono quelle sostanze mancanti nell’ cervello che sono causa di un umore negativo e quindi un trattamento farmaceutico adeguato è una possibilità al superamento della malattia

anche la psicoterapia è un modello di cura per la depressione ,nelle case di riposo sarebbe meglio optare per azioni di gruppo in modo tale che il paziente possa condividere le sue sensazioni con gli altri e possa farsi forza l’uno con l’altro ,per questo motivo è sempre consigliabile scegliere delle strutture come case famiglia o comunità alloggio e non strutture a carattere ospedaliero dove mancano affetto,comodità,assistenza,e la buona compagnia

il valore della vecchiaia.

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l'anziano e il cinema

nella nostra società la parola ” vecchio” suona male quasi come una discriminazione. il senso della parola pare abbia perso il suo valore spirituale. Quando eravamo piccoli e avevamo bisogno di aiuto ci si rivolgeva sempre al “vecchio” ( la vicina di casa, il nonno..) allora il vecchio per noi era colui che deteneva preziosi saperi, saggi consigli e giustificazioni alle nostre malefatte con sostegno. il vecchio allora nelle nostre famiglie occupava un posto speciale e metaforicamente non andava mai in pensione.

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Così i bambini tornano a far sorridere gli anziani

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Una casa sulla roccia

Grandparent 001Un progetto di solidarietà coinvolge 400 persone di una casa di riposo di Seattle

Gli ultimi, coloro che la “cultura dello scarto” tanto evocata da Papa Francesco relega in fondo alla scala sociale tenuti per mano dai più piccoli, dai bambini. E’ un piccolo miracolo quello che sta avvenendo quotidianamente nella Providence Mount St. Vincent di Seattle negli Stati Uniti. Una anonima casa di riposo ospita ogni giorno una scuola materna e i suoi piccoli scolaretto (helloworld.it, 29 giugno).

PROGRAMMA DI INTEGRAZIONE
Da qualche tempo in questa struttura è stato avviato un programma dell’Intergenerational Learning Center che fa stare nella stessa casa di riposo anziani e bambini. Quella che potrebbe sembrare una piccola trovata in realtà ha cambiato completamente la vita ai residenti, insegnando anche ai bambini come relazionarsi con loro.

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Ma come stabilire esattamente il livello di autosufficienza di un anziano da inserire in una casa di riposo

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Spiegare il concetto di autosufficienza risulta molto complesso poiché i criteri di definizione utilizzati dalle singole regioni, in assenza di indirizzi legislativi unitari a livello nazionale, sono molto eterogenei. solitamente i parametri utilizzati per individuare una persona autosufficiente vengono determinati dall’UVG attraverso l’utilizzo della scala BINA (Breve Indice di Non Autosufficienza) . Essere autosufficiente (o parzialmente) è dunque, condizione necessaria per essere accolti in queste strutture assistenziali, ma cosa succede se le condizioni dell’ospite non sono più compatibili con le caratteristiche proprie della struttura? Nei casi di variazione o perdita dell’autosufficienza viene attivato immediatamente il Medico di base della struttura, secondo le modalità previste dalle Linee Guida e, laddove venga accertata la non compatibilità dell’anziano, “verrà assegnato alla struttura un termine idoneo al trasferimento dell’ospite”.

anziani non autosufficienti….cosa vuol dire?

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Definizione di Non Autosufficienza

La non autosufficienza è la condizione di incapacità di provvedere a se stessi autonomamente. L’OMS definisce “non autosufficienti” le persone che hanno una riduzione parziale o totale delle capacità funzionali che non permettono di condurre una vita in modo considerato “normale”.La non autosufficienza colpisce per lo più le persone anziane over 65 (circa il 94% dei non autosufficienti). Oggi in Italia gli anziani over 65 sono circa 11 milioni pari circa al 22% della popolazione (min. 14,6% in Campania e max 26% in Liguria).

Fondo nazionale Non Autosufficienza

Il legislatore all’art. 15 della legge 328/00, ha stabilito che nell’ambito delle fondo per le politiche sociali sia prevista un quota (fondo ) per i non autosufficienti. L’art 16 riconosce “l’erogazione di prestazioni di aiuto e sostegno domiciliare, anche con benefici di carattere economico, per le famiglie che assumono compiti di accoglienza e di cura dei disabili fisici, psichici e sensoriali e di altre persone in difficoltà,di minori in affidamento, di anziani”

Regione Abruzzo

Per i non autosufficienti il Piano Locale ha previsto una serie di interventi per permettere la permanenza dell’individuo nell’ambito familiare. Gli interventi consistono in: – Assistenza domiciliare integrata – Assistenza domiciliare socio assistenziale – Assegno di cura.

Al fine della concessione dell’assegno di cura il nucleo familiare di riferimento è costituito da quello del solo anziano beneficiario delle cure. Il massimo di ISEE è pari a 13000 euro e l’importo massimo mensile è di 300 euro. Tale importo è decurtato del 50% in presenza dell’assegno di accompagnamento.