Senior, case e generazioni

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Durante le mie indagini sulle attività e gli stili di vita dei senior, quando mi ritrovo a domandare al cinquantenne o sessantenne di turno “cosa farà da grande”, non riesco mai ad evitare l’argomento “casa”. E’ un “tema sensibile”, capace di suscitare emozioni, fantasie e timori. E’ un argomento assolutamente intrecciato con le riflessioni degli intervistati sui propri progetti di vita, su quelli del proprio partner, sul destino dei figli e persino sul valore dell’autonomia e della libertà di movimento. Non appena ad un senior ancora autonomo parli del dove abiterà negli anni a venire gli si drizzano le orecchie, perché sa che sta parlando di uno dei terreni fondamentali su cui si giocherà la qualità della sua vita futura.

I senior non vogliono immaginare il loro futuro né con badanti né in case di riposo. E anche immaginarsi la solitudine della propria casa mette paura. Sono tantissimi i 50-60-70enni…

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Abitaresociale Quartu per l’invecchiamento attivo intergenerazionale

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Continuare a condurre una vita autonoma in casa propria è una priorità nella vita di qualsiasi persona che stia iniziando a ragionare su come invecchierà. Al momento di affrontare la questione però, le persone non prestano particolare attenzione alle caratteristiche delle case in cui risiedono sottovalutando alcuni aspetti che in un futuro potrebbero rappresentare dei seri problemi per la propria autonomia. Le nostre case sono infatti spesso inadeguate alle nostre future esigenze di persone che diventano anziane: viviamo in case troppo grandi, con barriere architettoniche e poco socializzanti. I nostri condomini difficilmente possono essere considerati una comunità di persone a cui appoggiarci al momento del bisogno. D’altra parte i giovani, spesso privi di un contratto stabile e impossibilitati a pagarsi un affitto, trovano difficoltà a rimanere nei luoghi in cui sono cresciuti e si trovano costretti a spostarsi in località dove il bene casa è più accessibile.

Con il progetto Abitaresociale Quartu…

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A Copenaghen gli anziani delle case di cura tornano a sorridere grazie alla bicicletta

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Avatar di coopmariareginaNews dalla Cooperativa Maria Regina

Screenshot-2014-09-28-09.39.05-e1423651525557Tutto inizia nel 2012, quando un uomo d’affari, Ole Kassow, passa casualmente davanti ad una casa di cura dove vede un uomo anziano seduto tutto solo davanti all’ingresso. È Thorkild Thim, un signore di 97 anni, ex guardia reale e imprenditore, che per ben 80 anni tutti i giorni ha utilizzato solo ed esclusivamente la bicicletta per spostarsi da un punto all’altro della città.

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casa di riposo “villa cassiopea” francavilla al mare:il personale coinvolto

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All’interno della struttura opera personale professionalmente preparato e formato attraverso esperienze lavorative maturate nel settore dell’assistenza o in possesso di specifiche qualifiche .   Come previsto dall’articolo 5 della DGR 564/2000, in Appendice A/2, p.78. 63 “Come previsto dalle stesse Linee Guida del Comune, tutto il personale ha una lunga esperienza nell’assistenza agli anziani, come badante o altro” afferma un gestore. Solitamente viene impiegato un infermiere libero professionista che assicura una presenza giornaliera nella preparazione e somministrazione della terapia e collabora con il medico curante segnalandogli eventuali variazioni sullo stato di salute di ciascun ospite. L’assistenza infermieristica ed eventuali altre prestazioni fornite dalle diverse figure sanitarie di base (fisioterapista, tecnico della riabilitazione), messe a disposizione dalla struttura sono comprese nella retta mensile. Tutti gli ospiti sono sottoposti a visita specialistica geriatrica all’ingresso e periodicamente, mentre l’assistenza medico generica è data ad ognuno dal proprio medico di base che può partecipare alla stesura del piano assistenziale e all’aggiornamento della cartella socio assistenziale. Per molti gestori questo è un aspetto molto importante “per il bene dell’anziano e in virtù del rapporto di fiducia creato negli anni con il proprio medico”. Ma le figure più a diretto contatto con gli anziani, che si occupano materialmente della soddisfazione delle loro necessità, sono le operatrici assistenziali che assicurano una presenza continuativa nelle 24 ore (organizzata su turni). Esse coordinano le attività e collaborano nella gestione della casa. In molte Case Famiglia si tratta di semplici collaboratrici dal cui curriculum professionale si evince un’esperienza pluriennale (la normativa prevede almeno un anno di esperienza) nell’ambito dell’assistenza a persone anziane autosufficienti e valutate anche in base alla capacità e attitudine a sostenere l’anziano. Sono altrettanto numerose le Case di riposo che si affidano a personale con qualifica di OSS o di Assistente di Base. La loro attività è tesa ad assicurare il soddisfacimento dei bisogni primari di assistenza e di igiene personale, collaborano ad attività finalizzate al mantenimento delle capacità psicofisiche residue, favoriscono l’autonomia del soggetto attraverso l’erogazione dell’aiuto domestico,  la fornitura dei pasti e della biancheria, l’aiuto nella deambulazione e nella somministrazione dei farmaci. Infine, villa cassiopea può avvalersi della disponibilità di volontari occasionali e di una figura qualificata in attività di animazione al fine di favorire la socializzazione e il mantenimento di capacità cognitive e manuali.

case di riposo “comunità alloggio per anziani”caratteristiche dell’ospite

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le case di riposo denominate “comunità alloggio”o”case famiglia”possono ospitare una tipologia di ospite ben precisa,andiamo a vedere quale.

Il livello di autosufficienza degli ospiti, quale condizione fondamentale per accedere in una di queste strutture (riconosciuto dal servizio sanitario), è una delle caratteristiche più attentamente seguite in quanto la tipologia di autosufficienza determina lo sviluppo del lavoro e della proposta dei servizi della struttura che devono essere impostati in funzione delle caratteristiche degli ospiti. I parametri dei servizi  non sono compatibili con la condizione di non autosufficienza perciò, se si dovesse valutare un peggioramento delle condizioni di salute dell’ospite, il gestore è tenuto ad informare i familiari, consigliando di rivolgersi ai Servizi Sociali Territoriali, al fine di procedere con le dimissioni dell’ospite e trovare una soluzione alternativa. Rispetto al tema dell’autosufficienza, molti gestori ritengono che vi sia:”una carenza nelle Linee Guida riguardo alla definizione del concetto di autonomia e autosufficienza”. I rapporti familiari e con il contesto sociale più ampio sono un altro aspetto trattato con i gestori. L’anziano in queste strutture mantiene costanti i rapporti con i propri familiari, che possono andarlo a trovare in ogni momento della giornata (la struttura in alcuni casi suggerisce degli orari in modo da rispettare le esigenze organizzative tipiche di una struttura comunitaria), ma anche con il territorio attraverso uscite o passeggiate nel quartiere in totale autonomia . Rispetto a quest’ultimo punto qualche gestore aggiunge: “la nostra struttura prevede un’autorizzazione da parte dei familiari che si fanno carico di ogni responsabilità nei casi di uscite esterne dell’anziano”.

articolo tratto da tesi di laurea magistrale case famiglia per anziani

casa di riposo pescara/chieti/francavilla al mare/:LA RICHIESTA DEL SERVIZIO E IL SUO UTILIZZO

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La richiesta di accesso in casa di riposo arriva dalle famiglie o dall’anziano in prima persona?

A questa domanda gli intervistati hanno dato una risposta comune: “La decisione di ricorrere ad una casa di riposo è in ogni caso una decisione condivisa con l’anziano, ma la richiesta viene sollecitata il più delle volte dalla famiglia della persona assistita. Raramente è l’anziano a contattare la struttura chiedendo informazioni specifiche sul servizio”. La domanda nasce dalla presenza di un insieme di bisogni sociali e assistenziali a cui le famiglie non ritengono più di essere in grado di rispondere o che non intendono più sostenere. Secondo la percezione di molti gestori, i principali motivi che spingono le famiglia ad utilizzare il loro servizio, sono:

“le famiglie non trovano un supporto nella rete pubblica dei servizi il cui accesso è sempre più selettivo, mancano i posti e le liste di attesa sono troppo lunghe”, “l’anziano ha rifiutato più volte la presenza della badante in casa propria”. “Negli ultimi due anni le famiglie si sono allontanate dall’uso delle badanti che faticavano a gestire e con le quali si hanno spesso esperienze negative, preferendo altre soluzioni”.

In effetti la spesa media mensile sostenuta dalle famiglie che assumono una badante regolarmente è molto elevata. Inoltre, la presenza del riposo giornaliero e settimanale, la concessione di ferie e permessi spingono le famiglie a cercare soluzioni alternative che garantiscano una copertura completa, per tutto l’anno. Per queste ragioni la Casa di riposo si pone come la giusta soluzione intermedia per accogliere anziani che, come emerge da una particolare affermazione: “non possono essere inseriti in struttura, ma non possono nemmeno stare a casa propria a causa del bisogno di assistenza continua”

L’esperienza innovativa del Comune di Parma

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In molte città italiane le Case Famiglia per anziani rappresentano non solo una risposta concreta per il territorio, ma anche il risultato di una realtà sociale in continuo movimento. Una tematica che, a Parma, ha acquistato rilevanza crescente, ponendosi in misura sempre più insistente all’attenzione dei policy markers, a fronte dell’incremento di soggetti privati che decidono di avviare questo genere di attività. Nel giro di quindici anni, si sono costituite ben venti Case Famiglia, un vero e proprio record per il Comune parmigiano, dove il tema di una innovazione profonda del modello di servizi per gli anziani non è del tutto nuovo ma, da anni, impegna le diverse amministrazioni comunali, attraverso l’adozione di scelte politiche indirizzate alla ricerca di soluzioni alternative alla residenzialità classica, tutte scelte guidate da un unico filo conduttore: la volontà di restituire dignità e diritti agli anziani anche quando perdono la loro autosufficienza. Si tratta di un processo che segna una nuova stagione delle politiche assistenziali territoriali, fondato sull’idea che le regole del mercato, una volta adattate ad un prodotto particolare quale è il servizio di cura, consentono un’espansione del sistema di assistenza senza un aggravio eccessivo di costi per l’amministrazione pubblica. Sollevare l’attenzione delle istituzioni sul tema delle Case Famiglia permette un miglioramento della qualità dell’assistenza da parte di chi lavora in questo settore che, nella sua complessità, comprende insieme la dimensione assistenziale e quella relazionale e, allo stesso tempo, consente lo sviluppo di azioni volte a migliorare la qualità di vita di chi riceve le cure. Nella città di Parma la domanda di questo tipo di servizio continua a crescere in seguito all’aumentare della popolazione anziana e alle trasformazioni in atto dei modelli familiari. Comprendere le ragioni e le prospettive della scelta di tante famiglie che si sono rivolte a delle Case Famiglia, assume un significato ed una dimensione assolutamente particolare in un comune come questo, ricco di servizi “tradizionali” e opportunità di sostegno. Se l’obiettivo di questi servizi alternativi è assicurare risposte più personalizzate e più flessibili, più aderenti agli stili di vita e alle aspettative degli anziani, colpisce ancora oggi, l’assenza di un’adeguata riflessione sulle condizioni degli anziani in 46 Casa Famiglia nel panorama politico nazionale e regionale. Al fine di colmare, in parte, questo vuoto normativo, nella convinzione che solo attraverso un investimento di risorse in questa direzione sia possibile perseguire obiettivi di qualità e di vero benessere per gli anziani, il Consiglio Comunale di Parma, nel 2008, ha definito con Delibera n. 84/15 delle Linee guida per la disciplina, la valorizzazione e la qualificazione delle Case Famiglia per anziani e per l’esercizio delle attività di vigilanza e controllo70 che ne regolano il funzionamento e declinano le funzioni amministrative e di vigilanza in capo all’Ente Pubblico Locale.

dove si sono maggiormente sviluppate le case famiglia?

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Quali sono i motivi per i quali le Case Famiglia per anziani si sono sviluppate, paradossalmente, in quelle regioni, come l’Emilia Romagna, che godono di un sistema di welfare efficiente e dove vi è un’offerta estesa di servizi tradizionali?

Il settore dei servizi socio-assistenziali è un settore particolare, dove non è la domanda (di servizi) che crea l’offerta ma succede esattamente il contrario: viene creata l’offerta e a quel punto nasce la domanda. Quindi, se in un determinato territorio si sviluppa la cultura di un servizio, questo viene offerto agli utenti generando , di conseguenza, la crescente domanda di quello stesso servizio. Creare dei servizi sempre più differenziati permette di cucire un vestito su misura per ognuno. Non può esistere solo il centro diurno, l’assistenza domiciliare o la casa protetta. Non può esistere un unico contenitore dove metterci di tutto. I servizi vanno differenziati e non eliminati. Le Case Famiglia, ad esempio, nascono per rispondere ai bisogni di un target molto particolare di persone che, per le loro condizioni, non necessitano di entrare in struttura ma non possono nemmeno restare in casa