Investire nei Servizi per la Salute Mentale dell’infanzia e dell’adolescenza

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Roberto Cerabolini

Riflessioni su una rassegna inglese dei costi e benefici dei Servizi per minori
(leggi la recensione su Scambi di Prospettive)

report-salute-mentaleLe variazioni nelle modalità e nei ritmi dello sviluppo umano sono state al centro dei miei interessi scientifici fin dai tempi della tesi di laurea, negli anni ’70. Le differenze nelle competenze e nelle prestazioni che presentano bambini della stessa età, in parte dovute al patrimonio ‘psicogenetico’ originario e in parte attribuibili all’interazione con l’ambiente, sono variabili che interagiscono nei processi di regolazione e di sviluppo delle funzioni psicologiche, e hanno ricadute significative nelle relazioni sociali, a partire dalle dinamiche familiari. Per questo le basi della salute mentale si costituiscono in età precoce, e si fondano sulla presenza di una sintonia nel rapporto tra il bambino e i suoi caregiver. I lavori di Winnicott hanno avvertito, ormai da molti decenni, che la condizione di salute di un individuo deriva…

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Assistenza domiciliare non professionale: un diritto garantito a metà e non sempre. L’inganno socio-sanitario

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Eleonora Campus

Autore: Eleonora Campus

Con le sentenze 154 – 156 e 157 del 2015, il TAR della Regione Piemonte ha confermato che le “prestazioni socio-sanitarie” domiciliari  (cd. assistenza tutelare) delle “persone non autosufficienti” (cioè con disabilità e non autosufficienza), sono qualificate come Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ossia, le prestazioni e  i servizi che il Servizio sanitario nazionale (istituito dalla legge 23 dicembre 1978, n. 833) –  è obbligato a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione cioè, il cd. ticket (cfr. Ministero della Salute). 

Si tratta, nel caso in esame,  delle «prestazioni di aiuto infermieristico e assistenza tutelare alla persona» fornite da familiari e da badanti. Le prestazioni comprese nei  LEA dunque, sono un diritto pieno ed immediatamente esigibile da parte degli interessati. La Corte  del Piemonte nel caso specifico, ha accolto i ricorsi  del Comune di Torino (sent. 154 del 2015

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I diritti dei malati di Alzheimer in italiano

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OggiScienza

2847456572_011319eb6d_zSALUTE – Anche chi non conosce l’inglese potrà finalmente leggere e sottoscrivere la Dichiarazione di Glasgow, impegnandosi così ad aiutare i malati di Alzheimer e le loro famiglie.

La Federazione Italiana Alzheimer ha infatti tradotto in italiano il documento originale, che era stato siglato lo scorso ottobre nella città da cui prende il nome. “Lo scopo è di farlo conoscere e magari firmare al maggior numero di persone” racconta il presidente della Federazione Gabriella Salvini Porro.

Il documento ribadisce i diritti delle persone affetta da demenza, come un’assistenza centrata sulla persona e cure coordinate e di qualità per tutta la durata della malattia, e invita l’Europa e i singoli Paesi a farsi carico del problema, attraverso il sostegno alle famiglie, associazioni e ricercatori.

Porro è all’interno dell’associazione da più di venti anni e ha vissuto in prima persona come è cambiata la percezione della malattia negli ultimi tempi…

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legge quadro 328/2000 da sviluppare nella provincia di chieti e pescara

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La Legge Quadro 328/2000  ribadisce questa necessità di creare un sistema integrato di interventi e servizi sociali, che garantisca un aiuto concreto alle persone e alle famiglie in difficoltà. Il sistema integrato è da intendersi sia come coordinamento degli interventi assistenziali con quelli sanitari, sia come coinvolgimento del pubblico e del privato nella rete dei servizi. La legge ha tra i suoi punti di forza proprio il coinvolgimento di soggetti pubblici e privati nell’erogazione dei servizi sociali, essa prevede e promuove attività socio-assistenziali da parte di associazioni di cittadini, quali le Onlus, le cooperative sociali, le organizzazioni di volontariato, i quali possono offrire e gestire dei sevizi alternativi a quelli degli enti pubblici e, nel rispetto del principio di sussidiarietà , definisce in maniera chiara obiettivi, ruoli e competenze: viene affidata allo Stato la definizione di principi e obiettivi generali a carattere universale, mentre alle Regioni viene delegato il compito di recepire e tradurre questi principi in norme e criteri selettivi per il territorio di loro competenza attraverso strumenti riconosciuti e condivisi . L’organizzazione dei servizi, all’interno del territorio nazionale, varia da regione a regione mostrando talvolta profonde differenze che si manifestano non solo in termini di scelte politiche adottate, ma anche nelle modalità di erogazioni dei servizi. Talvolta a questo si aggiunge una distribuzione dei servizi a macchia di leopardo, su tutto il territorio nazionale, a fronte della quale ci si domanda se i servizi erogati grazie alle risorse del sistema del welfare istituzionale sono o saranno mai sufficienti a soddisfare l’universo dei bisogni emergenti. Una prima soluzione per le famiglie che hanno difficoltà a sviluppare una relazione di aiuto capace di fare fronte a tutte le difficoltà, è ricorrere alle risorse formali (servizi) del sistema di welfare che, in relazione alle trasformazioni del modello di famiglia, ha sviluppato una fitta (ma disomogenea) rete di servizi residenziali per gli anziani, ma le strutture di ricovero non sempre sono una risposta adeguata perché molte persone rifiutano l’istituzionalizzazione e preferiscono, anche in condizioni di precarietà fisica, continuare a vivere nella propria casa e nel proprio ambiente di vita. Alla luce dei cambiamenti nella struttura delle reti familiari analizzati finora, sono emersi negli ultimi anni alcuni segnali di criticità relativamente alla capacità delle reti familiari di dare risposte all’aumento del lavoro di cura prodotto dal processo di invecchiamento in atto, appare evidente che in molte zone del Paese, ancora oggi, ad un incremento dei bisogni di cura delle persone anziane non ha fatto riscontro un incremento delle risposte della rete pubblica dei servizi di analoga intensità, tantomeno un incremento della disponibilità di cura delle famiglie. Molte famiglie italiane sono state costrette ad auto-organizzarsi per fronteggiare la condizione di bisogni dei propri familiari, supplendo alla carenza di risposte provenienti dal sistema di welfare istituzionale. Un numero sempre crescente di famiglie si organizza come può, ricorrendo ad aiuti extra rete, per lo più remunerati che consentano di ridurre parte del lavoro.a questo punto sorge spontaneo pensare a soluzioni come case di riposo denominate “comunità alloggio per anziani”

Risorse della famiglia e importanza della rete integrata di servizi

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L’analisi dei bisogni sociali emergenti non può prescindere dal porre l’attenzione sulle trasformazioni della struttura familiare in un sistema di welfare storicamente caratterizzato da una forte centralità assegnata alle reti di solidarietà familiare (il cosiddetto familismo italiano). La famiglia, quale rete di protezione primaria dei singoli cittadini, da sempre considerata il principale ammortizzatore sociale, svolgeva un ruolo centrale nella cura e assistenza di un familiare parzialmente o totalmente non autosufficiente. Oggi, la sua funzione è mutata, a causa di numerosi e profondi cambiamenti che hanno trasformato la sua composizione e il suo ruolo, ponendo forti perplessità circa la possibilità che all’interno di essa possa essere soddisfatta la crescente domanda di servizi di cura. Il prolungamento della vita rende più frequente la presenza di una famiglia composta da diverse generazioni ma questo non significa un aumento degli anziani che vivono con i figli, anzi si conferma una realtà dove il minor numero di figli e l’aumentata propensione alla mobilità territoriale riducono la capacità di cura della rete sociale dell’anziano.

Operativa la nuova Rsa “Santa Maria in Chienti”

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Montecosaro

E’ entrata nella fase operativa, iniziando a offrire ospitalità ed assistenza ad anziani semiautosufficienti e non autosufficienti, la nuovissima Residenza Sanitaria per Anziani “Santa Maria in Chienti”, in contrada Cavallino, a Montecosaro Scalo, gestita dal Santo Stefano Riabilitazione. Nella struttura nei giorni scorsi si è tenuta una celebrazione eucaristica, officiata dal parroco di Montecosaro Scalo don Lauro Marinelli, con la benedizione della cappellina interna, il tabernacolo e la statua della Vergine. “C’è forte bisogno – ha detto don Lauro – di strutture come questa che offrono conforto agli anziani del territorio, consentendo loro di trascorrere bene la propria anzianità, assistiti di tutto punto, con competenza e professionalità”. Alla cerimonia erano presenti gli ospiti della struttura, i loro familiari e il sindaco di Montecosaro Reano Malaisi, oltre ai vertici del Santo Stefano e al personale della nuova struttura, inaugurata ufficialmente lo sorso 20 maggio e diretta dalla dott.ssa Monica Pennesi.

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