Autofagia, cos’è?

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HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone

Cellula mammiferoE’ un enzima ad attivare e disattivare i meccanismi di autofagia, il processo con cui una cellula denutrita sacrifica alcune sue parti per fornire energia alle funzioni indispensabili. L’autofagia interviene anche come meccanismo di autodistruzione quando una cellula o i suoi organelli sono gravemente danneggiati, rischiando una deriva tumorale o un pesante accumulo di sostanze dannose, come avviene in alcune malattie neurodegenerative.

Un fondamentale meccanismo molecolare per la regolazione dell’autofagia cellulare – una risposta a condizioni di stress particolarmente elevate che le cellule mettono in atto degradando alcuni dei propri elementi al fine di garantire la propria sopravvivenza – è stato individuato da ricercatori dell’Università della California a San Diego, che firmano un articolo sulla rivista “Cell”.
L’autofagia cellulare partecipa in maniera essenziale al mantenimento dell’equilibrio tra la sintesi, la degradazione e il riciclaggio dei prodotti cellulari, ma si attiva in maniera particolarmente significativa in alcune…

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Cocaina ed invecchiamento cerebrale

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HarDoctor News, il Blog di Carlo Cottone

La sostanza produce una riduzione del volume di certe aree. Chi fa uso di cocaina è a maggior rischio d’invecchiamento cerebrale rispetto a chi non la utilizza. Giunge dall’Università di Cambridge questa affermazione in cui si conferma che un utilizzo cronico della sostanza produca un più veloce decadimento delle funzioni cerebrali.
I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Molecular Psychiatry e descrivono le evidenze riguardo 120 soggetti di pari età, di sesso omologo e con un Qi verbale identico. Circa il 50% della popolazione in studio presentava una dipendenza dalla sostanza, l’altro 50% no.
Attraverso tecniche di neuro-imaging sono stati misurati i volumi cerebrali dei volontari e si è visto che il volume della sostanza grigia correlato all’età era minore nei cocainomani rispetto agli altri; in altre parole i consumatori di cocaina perdevano il doppio del volume in un anno in confronti a chi uso non ne faceva…

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La perdita dell’udito dovuta all’età

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News dalla Cooperativa Maria Regina

a7bf3a48f1ea4a3e2e15893edeaa2564Circa un anziano su due dopo i 75 anni avverte un certo grado di perdita delle funzioni uditive. Si chiama “presbiacusìa”, ovvero perdita dell’udito dovuta all’avanzare dell’età e perciò si tende a non considerarla come una vera e propria patologia ma un segno fisiologico dell’invecchiamento, un normale passaggio della vita nel suo svolgersi.

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Invecchiamento fisiologico

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A.M.A. - Associazione Malattia di Alzheimer Ovest Vicentino ONLUS

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IL PROCESSO DI INVECCHIAMENTO

L’uomo lungo il corso della sua vita subisce progressive modificazioni che si manifestano con velocità molto variabile da individuo a individuo. Questa velocità è determinata dalla programmazione delle nostre cellule (fattore genetico) e dallo stile di vita che la persona ha condotto (alimentazione, lavoro, clima). Il corpo subisce delle modificazioni: i capelli diventano bianchi e sottili, la pelle diventa meno elastica e compaiono le rughe, le masse muscolari si riducono e la capacità sensoriale si indebolisce (diminuiscono la vista, l’udito, la capacità olfattiva). I cambiamenti non sono però solo di carattere fisico, il processo che traghetta l’uomo dall’età della fase produttiva (lavoro) a quella del riposo (pensione) infatti riguarda anche la sfera sociale. Per alcune persone, ad esempio, la pensione rappresenta la possibilità di dedicarsi ad attività gradite potendo disporre di più tempo; per altre, invece, comporta un vissuto di perdita del proprio ruolo, dello stato sociale e…

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La lunga vita

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OggiScienza

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EVENTI – Una lunga vita? È quella che ci auguriamo tutti, purché sia in salute. Essere nati in questo o nello scorso secolo ci dà l’opportunità di raggiungere gli ottanta o i novant’anni: l’alimentazione più completa, le medicine, il benessere e le tante comodità che rendono la nostra esistenza più facile fanno sì che la durata della nostra vita si sia allungata.
Secondo le stima pubblicata dalla World Health Organization nel rapporto Ageing and Health, la popolazione degli ottantenni quadruplicherà tra il 2000 e il 2050, cosa che fa gioire per i progressi della medicina, ma che al contempo suscita qualche preoccupazione.

La lunga vita è di certo una conquista che va a braccetto con il lungo sentiero percorso dalla medicina, ma è anche una responsabilità nei confronti delle generazioni future. Se la popolazione invecchia avrà bisogno di più cure: economia, politica e sistema sanitario dovranno essere pronti a…

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Ascoltare come un pipistrello

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OggiScienza

3036348432_4243f8c79f_zSCOPERTE – La capacità di alcune persone cieche, che sono in grado di sfruttare gli echi per stabilire la posizione nello spazio di un oggetto che non emette alcun rumore, è molto simile all’ecolocalizzazione dei pipistrelli e dei delfini. Ed è estremamente complessa, spiega Daniel Rowan dell’Università di Southampton, che insieme ai colleghi Timos Papadopoulos, David Edwards e Robert Allen ha da poco pubblicato su Hearing Research uno studio che esplora proprio questa abilità.

Localizzare un oggetto ascoltando i suoi echi, senza muovere la testa, richiede un ottimo udito in grado di percepire le frequenze più alte da entrambe le orecchie, spiega Rowan. Una scoperta che risale ormai al 2013, un lavoro dello stesso team di ricerca che ha dimostrato come alcune persone (vedenti e non) siano in grado di ascoltare gli echi in questo modo. Ma ciò che ancora non era chiaro era l’importanza, in questo caso…

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Invecchiamento cerebrale, studio esamina modifiche cognitive e strutturali

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Dott. Marco Moretti

In termini di invecchiamento cerebrale, il genere maschile si associa a un peggioramento della memoria e a un ridotto volume ippocampale negli individui cognitivamente normali, mentre l’espressione del gene ApoE epsilon4, un fattore di rischio per la malattia di Alzheimer, non è fonte di modifiche significative, almeno fino ai 70 anni, della struttura cerebrale e della memoria. Sono queste, in sintesi, le conclusioni di uno studio appena pubblicato su Jama neurology e coordinato da Clifford Jack, neurologo alla Mayo Clinic and Foundation di Rochester, Minnesota. «Il normale invecchiamento cerebrale può essere definito come l’insieme di modifiche nelle prestazioni cognitive e nella struttura anatomica dell’encefalo associate all’età in individui liberi da demenza» esordisce il ricercatore, che assieme ai coautori ha messo a confronto gli effetti dell’età, del sesso e della presenza del gene ApoE epsilon 4 sulla memoria, sulla struttura cerebrale espressa dal volume ippocampale e sulla presenza di depositi…

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L’invecchiamento e il controllo cerebrale dell’esercizio

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Calzetti & Mariucci Libri e video per lo sport

Di Gian Nicola Bisciotti

Uno dei principali problemi che si possono riscontrare nell’ambito della ricerca sul fenomeno dell’invecchiamento, è rappresentato dall’obiettiva difficoltà che si incontra quando si cerchi di differenziare i processi fisiologici legati all’invecchiamento stesso e quelli che invece possono essere imputabili ad un’involuzione patologica. Aldilà di questa innegabile difficoltà, la maggioranza degli Autori concorda sul fatto che è possibile tentare di rallentare il naturale declino delle funzioni sensomotrici, al quale inevitabilmente si va incontro nel corso dell’invecchiamento, a patto di adottare una strategia multivariata basata essenzialmente sui seguenti punti (hedden e Gabrieli, 2004):
mantenere un’attività intellettuale di un livello impegnativo e costante;
effettuare regolarmente un’attività fisica di tipo aerobico;
adottare delle strategie comportamentali e degli stili di vita atti alla riduzione dello stress cronico, il quale è associato alla produzione di glucocorticoidi che, a loro volta, alterano la funzione dei neuroni dell’ippocampo;
integrare il…

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