Gli anziani mangiano poco e male, uno su tre si alimenta con cibo scaduto

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Cosa sono le comunità alloggio per anziani?

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Queste strutture si distinguono dalla tradizionale definizione di casa di riposo o case di cura per alcuni fondamentali dettagli.

Più precisamente le comunità alloggio per anziani, sono strutture che accolgono un numero limitato di ospiti ed avvolgendoli in un clima familiare ed affettuoso li inseriscono in un contesto ambientale sereno e tranquillo.

Grazie alla preziosa collaborazione con operatori socio sanitari competenti e personale qualificato, in questi luoghi ci si prende cura del benessere fisico dell’ospite, senza tralasciare il benessere psichico.

Lo si avvolge in un caloroso abbraccio e se ne preserva la vita sociale mediante l’organizzazione di eventi culturali e ricreativi studiati ad hoc.

Anziani in cerca di compagnia nella sanità | Surgical Tribune

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HANAMI

Le esperienze di #solitudine ed #isolamento sociale possono portare ad un uso frequente delle risorse sanitarie, soprattutto nel caso degli #anziani: recenti studi hanno riscontrato che la frequenza delle visite mediche risulta particolarmente influenzata dalla solitudine cronica. Una componente importante della quotidianità di molti anziani che, più o meno consapevolmente, cercano una presenza nella loro vita all’interno del sistema sanitario nazionale.

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strutture a carattere comunitario,casa famiglia e comunità alloggio

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Oggi si assiste ad una crescente attenzione che si concentra attorno alle Case Famiglia per anziani, un’esperienza che, ancora in molti contesti, è quasi del tutto misconosciuta, sia a livello politico, sia nella ricerca empirica. In Italia sono le Case Famiglia per minori ad avere una visibilità e una storia assai più consistente, oltre che ad essere anche più diffuse e consolidate. La scarsa visibilità che ha caratterizzato finora l’operato delle Case Famiglia per anziani è probabilmente in parte riconducibile al carattere innovativo che le contraddistingue e ad una debole legittimazione istituzionale. Nell’attuale contesto sociale le famiglie sono maggiormente protese verso l’utilizzo di queste nuove forme di assistenza per evitare un aumento della solitudine e dell’esclusione sociale del proprio familiare anziano. Ciò ha portato ad una maggiore diffusione di servizi alternativi e ad un aumento di questo genere di richieste anche in Regioni (come l’Emilia Romagna, il Veneto, la Lombardia) ricche di servizi e di opportunità di sostegno. Questo perché i recenti tagli al fondo sociale e i ridotti trasferimenti finanziari agli Enti Locali hanno segnato la fine di importanti politiche assistenziali, provocando tagli per i servizi sociali e assistenziali territoriali . Sicuramente gli anziani assistiti risiedono prevalentemente nelle Case Famiglia del Nord e in misura minore in quelle del Sud (non si conoscono le cifre). Questa differenza territoriale è spiegabile in parte con la diversa struttura per età e l’eterogenea diffusione del servizio che contraddistingue le diverse aree geografiche nel nostro Paese, in parte dal differente modello culturale del ruolo della famiglia nello svolgimento del lavoro di cura degli anziani (le famiglie del nord acquisiscono più facilmente la consapevolezza della necessità di un intervento esterno) e dalla diversa rilevanza sociale assegnata agli interventi a sostegno dei processi di invecchiamento. Si possono identificare alcuni più frequenti motivi per i quali le famiglie e/o gli stessi anziani decidono di entrare in Casa Famiglia: 1 l’anziano, sulla base delle normative vigenti, non risulta essere destinatario di altre tipologie di servizi (casa protetta, RSA), poiché mancano le condizioni e i requisiti richiesti per l’inserimento in struttura, ad esempio per un alto livello di autosufficienza. Tali requisiti e modalità di accesso variano a seconda del comune di residenza; 2 manca l’effettivo possesso della residenza anagrafica nei comuni nei quali si è avviata la richiesta di inserimento in struttura, mentre nelle Case Famiglia vengono accolti anche anziani che hanno la residenza in altri comuni; 3 non esiste una reale incapacità economica da parte dell’anziano e dei parenti obbligati agli alimenti di provvedere agli oneri delle rette (la condizione economica non rientra nei criteri applicativi dell’ISEE); 4 rifiuto da parte dell’anziano e/o dei familiari di ricorrere a forme di assistenza privata a pagamento (badanti);5 liste di attesa lunghe per l’inserimento in altre tipologie di strutture che variano a seconda del numero di posti letto disponibili. Esiste poi un canale informale (segnalazioni di amici e conoscenti, pubblicità), che si rivela decisivo per orientarsi su questo tipo di servizio. Tali processi hanno sicuramente spianato il terreno per la nascita e lo sviluppo di un numero sempre più alto di Case Famiglia, specie in alcune città.

assistenza anziani a chieti e francavilla al mare

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cassiopea nasce principalmente per l’assistenza agli anziani opera sul territorio di Chieti ,Francavilla al mare, e Pescara ed è  denominata comunità alloggio per anziani.

La Comunità Alloggio è una struttura residenziale destinata ad accogliere, temporaneamente o a tempo prolungato, anziani autosufficienti o non autosufficienti di grado lieve, che per problemi socio-assistenziali non sono in grado di vivere nella propria casa.

La Comunità Alloggio ospita un piccolo gruppo di anziani a cui garantisce assistenza nelle attività quotidiane e offre occasioni di vita comunitaria e  attività di socializzazione e di ricreazione.

L’Assistenza Medica è garantita dal proprio Medico di Medicina Generale.

“Anche il bene ha le sue regole”

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Liberamenteonline

La società negli ultimi anni purtroppo ha “prodotto” sempre più povertà; le persone che si avvicinano alla pensione, e gli stessi già pensionati, all’improvviso non valgono più niente, si ritrovano “parcheggiate” nel vuoto assoluto…questo ha causato loro uno schiacciamento inaspettato verso il basso sociale creando disagio diretto ed indiretto…e per indiretto mi riferisco anche alle loro famiglie.

Nel contempo sono nate lodevoli iniziative sociali private volte ad aiuto diretto verso appunto chi da “normale” si è ritrovato “socialmente disagiato”; sono nati ristoranti che offrono cibo, sono nate persone che invitano a collaborazioni straordinarie temporanee per arrotondare…piccole (grandi) cose, utili giustamente all’uomo a protezione della dignità di vita…però purtroppo inevitabilmente “fuori regola”.
Noi italiani siamo un popolo operativo a prima chiamata…cioè…a necessità ci “spendiamo” subito in favore del più debole; l’unica nostra pecca, però, è che non riusciamo a completare appieno l’azione.
Nel nostro modo di fare, perché facciamo, ci dimentichiamo…

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Il segreto di una lunga vita

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miglieruolo

Immagino che da qualche parte abbiate letto di Emma Morano, l’italiana che a 115 anni è la persona più anziana in Europa.

Qual è il segreto di una vita così lunga?, le hanno chiesto tutti i giornalisti in modo un po’ banale e superficiale. Ma la risposta di lei è stata splendida: “Mangiare 3 uova crude al giorno ed essere rimasta single per la maggior parte del tempo.” Adesso le uova giornaliere si sono ridotte a due – le erano state prescritte da ragazza per contrastare l’anemia – ma il medico di Emma dice che se tutti i suoi pazienti stessero come lei potrebbe passare il tempo a leggere il giornale.

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Alzheimer: il cervello mangia un aminoacido, forse la causa?

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SE.FA.MO.

‪‎Alzheimer‬: se il ‪‎cervello‬ “mangia” in modo incontrollato un aminoacido chiamato alzheimer-e1413793722405arginina si sviluppa la malattia. Uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience e condotto dalla Duke University School of Medicine (Duhram) mostra come la malattia – nei ratti – sembra dipendere dalla carenza dell’amminoacido arginina‬, che viene ‘divorato’ dal sistema immunitario. Diminuendo questo consumo esagerato si potrebbe forse curare la malattia, sempre che questo accada anche negli uomini,  spiega l’autrice del lavoro, Carol Colton della Duke University School of Medicine. La scoperta è significativa soprattutto dal punto di vista della prevenzione: l’obiettivo, infatti, è prevenire l’insorgenza della malattia “aggiustando” il comportamento anomalo delle cellule immunitarie che genera la diminuzione di arginina. Sempre sugli animali, gli esperti hanno dimostrato che bloccando questo processo anomalo di “digestione” dell’arginina attraverso l’uso di un farmaco sperimentale (DFMO, una molecola oggi in fase di sperimentazione clinica per alcuni tumori), l’accumulo…

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