anziani e freddo

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Il freddo eccessivo rappresenta una minaccia, soprattutto per la salute degli anziani, dei bambini e
delle persone affette da particolari patologie, notoriamente più vulnerabili e a rischio di infezioni.
Ma anche i giovani, in apparente benessere, possono subire conseguenze sulla salute, a volte gravi,
se esposti a temperature eccessivamente rigide.Sono più suscettibili agli effetti delle basse temperature per una diminuita risposta del sistema ditermoregolazione e per una ridotta percezione del freddo. Gli anziani con deficit fisici e/o psichici (es. malati di Alzheimer) sono più a rischio, perché non sono in grado di gestire correttamente il riscaldamento domestico e di adottare comportamenti adeguati.

 In caso di ondata di freddo le persone anziane non devono esitare a chiedere ad altri di fare
la spesa al proprio posto o ricevere la spesa direttamente a casa, quando è possibile.
 E’ opportuno fare preventivamente scorte alimentari ed avere una quantità sufficiente di
medicinali disponibili nella propria abitazione
 Se si deve uscire all’aperto occorre coprirsi bene con un abbigliamento adeguato ed evitare
di compiere sforzi eccessivi, specialmente se si soffre di malattie cardiache o respiratorie 12
 In casa mantenere la temperatura non inferiore ai 19°-20°C
 Fare un’alimentazione equilibra e bere liquidi caldi
 Nel caso di aggravamento dei sintomi della patologia sofferta (es. dispnea, aumento
espettorazione, comparsa di febbre, cefalea o dolore toracico) consultare il proprio medico
curante
 Se si vive soli, mantenere contatti frequenti con parenti, amici o vicini di casa
 Per evitare incidenti, non riposare vicino a fonti di calore e verificare lo stato degli impianti
di riscaldamento

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casa di riposo villa cassiopea alimentazione

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Servizio dietologico
I menù vengono elaborati da un dietologo sulla base delle abitudini alimentari degli Ospiti e basati sulle esigenze nutritive della Terza Età. I diversi menù garantiscono ampia scelta e sono modulati su cicli settimanali e stagionali.
Nel caso di particolari patologie cliniche viene elaborata per l’Ospite una dieta personalizzata secondo le indicazioni fornite dal medico.

scegliere una casa famiglia o comunità alloggio per anziani ad un massimo di 12 posti e non un RSA

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Oggi viviamo a lungo, e spesso godiamo di un certo numero di buoni anni, più liberi dagli impegni e ancora in buona salute. Purtroppo c’è un rovescio della medaglia: molto più frequentemente che in passato, siamo colpiti da malattie degenerative, in particolare da demenze, che trasformano il vivere, o se vogliamo il lento morire, in un calvario, per noi e per gli altri. La demenza costituisce una delle emergenze sanitarie che i paesi con più alto tenore di vita si trovano ad affrontare, ed è molto probabile che in futuro questo fenomeno assumerà dimensioni ancor più drammatiche a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e dell’aumento ulteriore dell’aspettativa di vita dei cittadini. Fra pochi anni, addirittura, la principale causa di morte sarà la demenza. L’incremento mondiale di ultrasessantenni previsto tra il 1990 e il 2030 è del 180%, con un aumento in valore assoluto da 488 milioni a 1,3 miliardi, e riguarda, sebbene in minor misura, anche i paesi in via di sviluppo.
La demenza è, in generale, una malattia lunga e invalidante. Per via di questo decorso, si stenta a considerarla una malattia terminale: tuttavia è noto che, per gradi, il paziente passa dall’autosufficienza alla completa assenza di competenza cognitiva, e poi al deperimento fisico e alla morte. Assistere un malato di demenza è impresa ardua e frustrante, perché spesso il paziente non riconosce i familiari e ha manifestazioni di aggressività. La maggior parte di questi vecchi muore nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA), pensate per gli anziani disabili, dove è ancora raro il personale competente in cure di fine vita, e dove spesso il dolore (anche fisico) è sottovalutato e trascurato (non dimentichiamo la legge n. 38 del 2010, che stabilisce che l’accesso alle cure palliative sia un diritto per tutti). A volte, per poter far accedere un vecchio a un programma palliativo, si va cercando nel suo corpo un tumore che gli dia la possibilità di rientrare nella categoria dei malati oncologici e di avere un posto in hospice.
Credo che non possiamo lasciar andare le cose in questo modo, senza fare pressioni, anche politiche, per migliorare questa inquietante realtà, e senza trovare alternative, per la morte degli anziani, meno deprimenti della reclusione in RSA. Qualcuno di voi ha fatto esperienze che può condividere? E anche chi non ne ha fatte, cosa ne pensa?

casa di riposo e servizi

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 casa di riposo “villa cassiopea” RESIDENZA ASSISTENZIALE per anziani

francavilla al mare piattelli


 

Tra i SERVIZI che la casa di riposo offre agli ospiti sono:

– Assistenza continuativa nell’arco delle 24 ore;

– Igiene e cura della persona;

– Vitto;

– Alloggio;

– Controllo dell’avvenuta somministrazione dei farmaci;

– Servizio lavanderia;

– Assistenza ed intrattenimento durante l’arco della giornata;

– Servizio mensa;

– Barbiere;

– Parrucchiera;

– Podologo;

– Manicure.

Descrizione della giornata tipo degli ospiti

Tra le 7.00 e le 8.30 si prevede l’alzata e l’igene degli ospiti e successivamente la colazione. Nel frattempo verranno riordinate le camere degli ospiti.

Dalle 12.00 alle 13.00 verrà distribuito il pranzo nella sala da pranzo.

Dalle 13.30 alle 15.00 è prevista la possibilità del riposo pomeridiano.

Dalle 15.30 alle 16.00 verrà effettuato, per chi lo desidera, la merenda

Dalle 16.00 alle 18.30 si proseguirà nelle varie attività ricreative e animazione (lettura, TV, gioco delle carte) anche uscite all’esterno della struttura,e ampie letture di quotidiani e riviste nazionali

Dalle 18.30 alle 20.00 avverrà la distribuzione della cena, con le stesse modalità del pranzo.

Dalle 20.30 alle 22.00 gli ospiti sono liberi di occupare gli spazi comuni per le varie attività ricreative (visione film, gioco delle carte, ed altre attività), oppure se lo desiderano possono ritirarsi nelle loro camere.

 

La Stampa – Silver Tsunami e Alzheimer. Affrontare l’invecchiamento della popolazione

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Le benzodiazepine e il rischio della malattia di Alzheimer

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Il Fatterello

La malattia di Alzheimer è una demenza degenerativa primaria caratterizzata da un andamento lentamente progressivo.
Prima di parlare di diagnosi sicura si parla di malattia di Alzheimer “probabile”, in quanto la certezza si ha solo dopo il decesso del paziente, in seguito ad una attenta osservazione delle particolari lesioni nella corteccia cerebrale.
Le cause di questa malattia sono tutt’ora ignote, almeno parzialmente; si è a conoscenza, infatti, di alcune componenti genetiche che possono influenzare maggiormente un soggetto, aumentando il rischio di contrarre tale malattia.
Il mese scorso, però, è stato tagliato un nuovo traguardo: la dottoressa Billioti de Gage e la sua equipe sono riusciti a stabilire una connessione tra l’uso prolungato di benzodiazepine e la possibilità di contrarre la demenza.
Lo studio ha evidenziato come un uso continuo di benzodiazepine è associato ad un aumentato rischio di malattia di Alzheimer. Tale osservazione comporta la possibilità di vagliare l’ipotesi secondo…

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Riparare i danni cerebrali con le cellule staminali neurali

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Exchanger

Una nuova ricerca (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25242146) dimostra che le terapie con cellule staminali possono anche agire utilizzando meccanismi alternativi a quelli comprendenti la differenziazione e l’integrazione cellulare. Un team di ricercatori coordinato dall’Università di Cambridge ha messo in evidenza la capacità di un nuovo meccanismo di comunicazione 11_2_6_1intercellulare, dimostrando che le NPCs comunicano con le cellule target trasferendo molecole e sostanze bioattive attraverso piccole strutture membranose chiamate vescicole extracellulari (EVs). Per la prima volta è stata dimostrata la presenza di un meccanismo di signaling mediato da vescicole di membrana su cellule staminali. Le NPCs rilasciano vescicole extracellulari quando esposte a segnali di infiammazione; ed in particolare ad una citochina chiamata interferone gamma (IFN-γ), che viene rilasciato dalle cellule immunitarie. I risultati di questo studio evidenziano che in NPCs si innesca una via di attivazione altamente specifica per IFN-γ, che poi si lega anche ad un recettore ad alta affinità sulla superficie delle vescicole…

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Medicina: ricercatrice italiana scopre il recettore del dolore cronico. Daniela Salvemini

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Castrum Cropalatum *جميع المعلومات الجيدة

salvini2014xlc

L’italiana Daniela Salvemini, docente della Saint Louis University, in Missouri, ha scoperto insieme ad un team di esperti del college un modo per bloccare il percorso del dolore neuropatico, compreso quello derivante da alcuni tumori alle ossa e dagli agenti chemioterapici.

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